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Riparti dai Sibillini: alla scoperta dei Monti Azzurri

Dove sono i Sibillini? Perché vengono chiamati anche Monti Azzurri? È veramente esistita la Sibilla Appenninica? Ma soprattutto, dove stanno il lago di Pilato e le Piane di Castelluccio?

Un viaggio a queste latitudini non ha bisogno di google maps ed allora vi propongo di usare un po’ meno lo smartphone e, proprio come si fa in una caccia al tesoro, vi fornisco gli indizi e le coordinate… statene certi, vi divertirete!

cascate all'Arcera

L’appuntamento per l’inizio del blog tour solidale #RipartidaSibillini2 è da qualche parte nell’entroterra in provincia di Ascoli Piceno, tra Roccafluvione e Acquasanta… ormai sono in ritardo e così, al casello di San Benedetto del Tronto dell’autostrada A14, guidando senza fretta imbocco la superstrada Ascoli – Mare, immergendomi quasi subito nella grande bellezza di questa zona dell’Appennino.

I Sibillini sono la parte più a sud dell’Appennino Umbro-Marchigiano, la vetta più alta della catena è il Vettore (2478 m) ad ovest del quale si trovano due luoghi simbolo come il Lago di Pilato e la Grotta della Sibilla, mentre appena un po’ più in là, superato il valico di Forca di Presta si accede alle piane di Castelluccio di Norcia, il Piccolo Tibet Umbro.

Il mio viaggio tra natura, leggenda e tradizione, inizia proprio dal versante più meridionale di quelli che Giacomo Leopardi chiamava i Monti Azzurri, ammirandoli dal natio borgo selvaggio di Recanati, a Nord-Est dell’altro versante della montagna.

Per quelli che arrivano come me dall’Adriatico, la strada a scorrimento veloce finisce a Mozzano, frazione di Ascoli Piceno, ma anche porta di accesso a quel microcosmo unico che prende il nome di Vecchia Salaria.
L’antica via, testimonianza della viabilità del tempo che fu, è ancora praticabile, sia in auto che a piedi, o in bicicletta e, te lo assicuro, conserva meraviglie apprezzabili solo da chi procede con lentezza.

Ponte D'Arli

Strada facendo ci si imbatte per esempio nel Ponte d’Arli, risalente al XVI secolo e un tempo importantissimo punto di passaggio sull’asse viario nord-sud della zona. Oggi, dimenticato dalla modernità frenetica, sta lì a guardia di questi santuari del silenzio e della tranquillità. Poco più avanti, in località Centrale, il turista lento scorgerà alla sua sinistra le cave di travertino, la pietra bianca che d’estate luccica al sole. Acquasanta e le sue acque curative sono a pochissimi chilometri, ma io sono diretto all’Agriturismo Arcera nel borgo medievale di Forcella: un luogo magico e misterioso.

Sono in ritardo, l’ho già detto, ma essendo già stato qui un paio di volte, posso testimoniare la bellezza del Mulino Pompili, un mulino ad acqua risalente al 1728. Sapientemente restaurato, oggi rappresenta un’oasi di pace e tranquillità. In mezzo alle mille sfumature di verde di una natura rigogliosa, una cascata si getta nel laghetto proprio a due passi da un gazebo che con tavolo e sedie da giardino costituiscono il corredo dell’argine. Gli ambienti della massiccia costruzione di pietra che un tempo videro la macinatura delle semenze, rinati a nuova vita, sono finemente arredati e i turisti si contendono ogni stagione questo alloggio unico.

Procedo in auto risalendo la montagna fino ad arrivare al borgo dove Ombretta, la proprietaria dell’agriturismo mi comunica che i miei compagni di viaggio sono già ripartiti, dopo aver passato la mattinata a raccogliere le erbe spontanee per le quali la zona è rinomata.

Agriturismo Arcera

Ingresso Agriturismo Arcera

Cascate Forcella di Roccafluvione

Arcera

cascate al Mulino Pompili

raccolta erbe spontanee all'agriturismo Arcera

Saluto e riprendo la mia strada, che da Roccafluvione, sotto lo sguardo vigile del Monte Vettore, mi porta fino a Comunanza in pochi chilometri, grazie ad un tracciato che vanta un comodo tunnel di valico.

Sul Vettore c’è un laghetto, il lago di Pilato. Leggenda vuole che le acque del piccolo lago montano situato a quota 1.941 m.s.l.m., custodiscano il corpo di Ponzio Pilato condannato a morte da Tiberio. Per volere dell’imperatore, a lui non fu data alcuna sepoltura ma le sue spoglie mortali furono caricate a bordo di un carro trainato da buoi lasciati liberi di andare. Dopo tanta strada, il carro privo di governo, cadde nel lago quando le bestie scivolarono giù dalla cima del Monte del Redentore.

Dopo Comunanza, procedo per la vicina Amandola attraversando una bella campagna ancor oggi sapientemente coltivata e ripensando ad un altro mito/leggenda di queste montagne: la Sibilla.

Le “fonti delle fate”, i “sentieri delle fate” e la “strada delle fate”, a dar retta ai toponimi locali, questi luoghi costituirebbero l’habitat naturale di fate che discendevano a valle per insegnare alle fanciulle del posto la filatura e a tessitura della lana. La loro storia è indissolubilmente legata alle leggende popolari che originano dalla presenza dell’oracolo della Sibilla Appenninica.

Secondo la tradizione, questa a volte viene dipinta come una fata buona, altre come una strega bella e malefica, una sorta di “veggente e incantatrice”, raramente si fa accenno ad una sua qualche perfidia.

Al centro storico di Amandola, senza affidarmi ad una veggente, imbocco la strada per Fermo e la percorro fino all’Abbazia di San Ruffino costruita nella metà dell’XI sec. sui resti di una cripta del VI secolo. Da qui una strada asfaltata risale la costa ed arrivato al crinale, giro a destra. Poche centinaia di metri ed arrivo alla Country House la Querceta di Marnacchia.

Country House Querceta Marnacchia

Colazione alla Country House Querceta Marnacchia

camera querceta Marnacchia

Sibillini Monti Azzurri

Un gruppo di casette intorno ad un casolare, il tutto ristrutturato con grande cura: spengo l’auto, apro lo sportello e gli odori dell’autunno mi danno il benvenuto. Raggiungo gli altri e saluto Giovanna, la proprietaria di questo angolo di paradiso dove ogni cosa è al suo posto. Arredamenti di gran gusto, camere calde, accoglienti e munite di ogni confort ed un elegante salotto nel quale viene servita la prima colazione e dove incontro la mia allegra brigata qui riunita all’ora del tè.

La stagione estiva è stata ricca di incontri. Gli ospiti si innamorano della Querceta e chi c’è stato una volta, di anno in anno torna qui, per godersi la magia propria dei Sibillini, di questa montagna vicino al mare.

A cena siamo ospiti dell’Azienda Agricola Biologica La Conca di Smerillo.

Ristorante La Conca Smerillo

cena a La Conca a Smerillo

Cena all'agriturismo La Conca Smerillo

Qui tutto parla di Mirela, la proprietaria di questo tempio della gastronomia dove cortesia e cibi sfiziosi abbondano sempre. Si entra come clienti e si esce come amici, grazie alla simpatica e alla travolgente accoglienza. In sua compagnia le sere corrono via veloci e anche noi non vorremo andarcene ma domani la sveglia suonerà prima dell’alba. Infatti andremo a raccogliere lo zafferano.

Tutta la notte penso a quanto mi è stato detto su Andrea che ogni anno pianta 70.000 bulbi di questo prezioso fiore, il pistillo del quale rappresenta l’oro giallo dei Sibillini. Andrea Servili, dell’azienda agricola Villa Contiè un giovane agronomo che dopo tante esperienze ha deciso di dare nuova vita all’azienda agricola di famiglia, solo ed esclusivamente per amore della sua terra. Sul biglietto da visita c’è scritto semplicemente “Produzione e vendita di zafferano, tartufi, miele, e mele rosa dei Sibillini” ma dopo aver passato una mezza giornata con lui a raccogliere lo zafferano sentendolo raccontare, vi posso assicurare che la magia dei Sibillini si palesa tutta grazie a piccoli grandi uomini come lui.

raccolta dello zafferano sui Sibillini

la raccolta dello zafferano sui Sibillini

Miele e zafferano dei Sibillini

campo dello zafferano

Amandola è una scoperta infinita. Appena fuori della città, all’inizio della strada che raggiunge la località di Campolungo, c’è un grande bosco dove, Alberto Mandozzi, profondo conoscitore di funghi, tartufi e di orchidee spontanee, ci accompagna per una passeggiata.

Poi è già quasi l’ora di cena e poco prima del tramonto saliamo a Campolungo, fino ai 1.200 metri del Rifugio Città di Amandola.

castagne sui Sibillini

raccolta funghi sui Sibillini

Rifugio città di Amandola

fregnacce al rifugio di Amandola

le fregnacce al rifugio città di Amandola

La pubblicità promette una natura incontaminata, con una vista mozzafiato che spazia dal Monte Conero fino al Gran Sasso, è tutto vero!

La cucina propone tanti piatti interessanti che completano l’offerta di questo vero e proprio paradiso dei camminatori. Infatti questo è il luogo di partenza di bellissime escursioni verso il Castel Manardo, le Sorgenti dell’Ambro, il Pizzo Tre Vescovi, ma anche di brevi passeggiate verso Valle Caprina o Balzo Rosso.

È tra l’altro il luogo perfetto per la gita della domenica dove i bambini possono scorrazzare e giocare liberamente nello spazio attrezzato appositamente per loro. Insomma i Sibillini riescono a sorprenderti in ogni stagione, giudicate voi la bellezza delle ottobrate e ditemi se non vi è venuta voglia di fare un weekend con la famiglia in questi luoghi magici.

paesaggio a Collelungo

Campolungo

Amandola

Il progetto che c’è dietro i blog tour #RipartidaiSibillini e #RipartidaiSibillini2
Blogger professionisti dell’Associazione Italiana Travel Blogger e instagramers di Igersitalia si sono ritrovati, hanno raccolto l’invito del food blogger maceratese Luca Tombesi hanno raggiunto quei luoghi spontaneamente e senza alcuna forma di compenso per raccontarne la bellezza e per cercare di riaccendere una luce sulle opportunità turistiche delle zone montane tra Marche e Umbria, attraverso le loro immagini e i loro articoli web. Sostenuto da Confcommercio Marche Centrali, Federalberghi Marche e da IgersItalia, il gruppo ha incontrato le comunità locali, raccolto testimonianze e sviluppato una serie di relazioni che, dopo le terribili scosse del 26 e del 30 ottobre, hanno permesso di dare a #RIPARTIDAISIBILLINI una nuova forma, di ampliarne il raggio d’azione e di coinvolgere numerosi enti pubblici e partner privati.

 

 

 

About Paolo Merlini

Merlini è uno che entra nelle autostazioni come un pellegrino nella cattedrale di Compostela attendendo la benedizione. Come e meglio di Benigni, potrebbe mandare a memoria tutte le sigle delle aziende di trasporto pubblico, dall’Autostradale alla Zani Viaggi, con gli occhi chiusi e con le mani legate, compresi i relativi indirizzi web

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