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La mia storia: raccontarsi per affrontare la malattia

All’inizio di agosto, pochi giorni prima di partire per  il nostro viaggio attraverso Germania e Austria, durante gli esami di controllo che effettuo ogni anno, di quelli che alla mia età affronti con incoscienza perché oramai fanno parte della tua routine, arriva una doccia fredda.
Devo fare subito una biopsia.


In giornata si corre all’ospedale regionale e i medici che la effettuano mi anticipano che dalle caratteristiche ecografiche del nodulo probabilmente sarà positiva. Dovrò aspettare almeno 10 giorni per la risposta. A questo punto non so cosa fare.
Partire cercando di distrarmi o annullare tutte le prenotazioni e gli impegni presi con gli enti turistici per restare nel mio ambiente più protetto e rilassato?
Paolo, mio marito, nonché coautore del blog, mi spinge a partire. Sostiene che rimanere a casa nell’attesa della risposta sarebbe inutile, un lungo tempo vuoto difficile da riempire con le incombenze quotidiane.
Confusi e angosciati partiamo. Mettiamo insieme un giorno dopo l’altro, seguendo alla lettera il nostro programma e impegnandoci nel raccogliere appunti, fotografando e condividendo le nostre esperienze sui social.

 quartiere dei pescatori di Ulm in Germania

Raccontare la mia storia di tumore al seno mi ha aiutato ad affrontare la malattia

Mi sono chiesta spesso perché avessimo iniziato l’avventura di questo blog circa un anno fa e non ero mai riuscita a darmi una motivazione convincente. Non ho ancora trovato quella risposta, ma ora so che questo blog mi ha aiutato ad affrontare quello che mi stava capitando.

Non è semplicemente un raccontarsi fine a se stesso, è molto più complesso. E’ entrare in comunicazione con gli altri, è sentirsi parte di un mondo che non è poi così virtuale perché le persone con cui ti relazioni sono reali e a volte le loro vite si intrecciano alla tua.
Capita così che ti trovi a mezzanotte a chattare con un’altra blogger raccontandole la tua storia di tumore al seno e dando consigli di prevenzione a lei che, più giovane di te, non ha mai fatto controlli. In quel momento pensi che di questa esperienza difficile e dolorosa dovresti parlare anche sul tuo blog perché potrebbe spingere alcune delle donne che non si controllano a farlo. E se anche 1 sola di loro riesce a prendere in tempo una malattia subdola come questa grazie a te, hai raggiunto il migliore dei risultati, il più importante di tutti, meglio di avere grandi numeri su Google Analytics, delle sponsorizzazioni e dei viaggi gratis. Domani prenotate subito un’ecografia se avete meno di 40 anni o una mammografia se avete già raggiunto quest’età e comunque seguendo il consiglio del vostro medico di fiducia o ancora meglio di un centro spcializzato. I controlli vanno fatti ogni anno se ci sono noduli perché in due anni i tumori crescono troppo. L’autopalpazione serve solo per sentire quelli di grandi dimensioni, il mio era impalpabile anche per i medici.

Nel gruppo Facebook a cui sono iscritta Mammeblogger by Mamiweb.it,  Micaela del blog Le M Cronache , ha lanciato l’idea di raccogliere articoli su  “cosa ci spinge a scrivere, cosa cerchiamo, cosa ci aspettiamo, come ci ispiriamo e se ci sono altre strade da intraprendere, da esplorare, oltre quella della solita mamma perfetta e felice”.
Ecco, io ora non sono né perfetta né felice, ma sono in un momento di riflessione che la malattia mi obbliga a fare e penso che tutto quello che facciamo deve avere un senso e deve essere di qualche utilità altrimenti perché lo facciamo? Una cosa è certa: con la maggior parte dei blog non si guadagna molto, né si diventa famosi.

Per me il senso dell’avere un blog è voler condividere le proprie esperienze in modo che anche altri ne possano usufruire. Da quando ho iniziato a viaggiare con i miei bambini ho pensato che sarebbe stato utile se qualcuno fosse andato prima di me nei musei, nei parchi, nelle grandi città e mi avesse indicato i pro e i contro per chi va con pargoli al seguito.
Nel mio piccolo ho sperato di poter essere utile ad altre famiglie che volessero viaggiare con i propri figli, perché essere genitori è difficile e si impara a farlo lungo la strada ma la salita è meno dura se la si divide con gli altri.

E questo vale un po’ per tutte le difficoltà della vita, ecco perché ho deciso fin dall’inizio di raccontare la mia storia di tumore al seno. Le dimostrazioni di affetto degli amici mi hanno fatto sentire meno sola e il mio mostro mi faceva meno paura. Come ha detto un mio amico medico:- è una brutta rogna ma si affronta.

Museo per bambini Zoom di Vienna

Viaggiare e prendere appunti, fare le foto e al tempo stesso godere insieme ai miei figli dei luoghi che stavamo visitando mi ha aiutato ad affrontarla questa rogna… è stato come vivere in un’altra dimensione, in un tempo sospeso in cui sono riuscita in qualche modo a metabolizzare quello che mi stava capitando.
Non sono mancati i momenti di sconforto in cui ho avuto la tentazione di prendere un aereo e tornarmene a casa, ma poi scattava qualcosa che mi spingeva ad andare avanti.
Bastava guardare i miei figli felici e spensierati giocare a Legoland, arrampicarsi al Playmobilfunpark o stampare stoffe al Kindermuseum di Vienna per capire che avevo fatto la scelta giusta.

Il viaggio è stato lungo, a volte stancante, ma le immagini di Trento, Monaco, Ulm, Norimberga, Passau, Vienna sono andate a costruire una piccola valigia di ricordi che ho portato con me in ospedale durante il doloroso periodo dell’intervento. E questa volta i miei bambini li ho dovuti lasciare a casa.

Legoland in Germania

Non so quando potrò di nuovo affrontare un viaggio così e per questo motivo sono contenta di averlo fatto.
Come sento dire da tante mamme blogger i bambini in viaggio sono pesanti, non vogliono camminare, litigano, si rifiutano di assaggiare sapori nuovi, fanno capricci… ma poi ci sono attimi di pura felicità in cui si ride e si scherza insieme.
Momenti di grande intimità della famiglia, che si salda come un bozzolo, dentro al quale, anche noi adulti feriti dall’asprezza della vita, ci sentiamo rassicurati.

Ho delle istantanee impresse nella memoria: i miei figli che entrano per la prima volta in un ostello, quando scoprono che devono pulire la tavola dopo colazione, quando convincono Paolo a salire sulla zattera al Playmobilfunpark o si sentono alti nell’entrare nel ristorante che sembra la casetta dei sette nani a Ulm.

Playmobil FunPark in Germania

E tante emozioni contrastanti da raccontare: il padre che cucina gli spaghetti all’ostello di Norimberga insieme a francesi e americani, le donne arabe a cui si vedono solo gli occhi, i bambini tedeschi, cinesi e giapponesi con cui comunicano in una lingua del tutto inventata, le cuccette per famiglie del treno notturno da Vienna a Venezia, la speranza delusa negli occhi dei migranti e la tensione dei giovani poliziotti tedeschi poco più grandi di mio figlio maggiore che li hanno fatti scendere sul treno verso Monaco.
Un piccolo pezzo di mondo con le sue diverse culture e contraddizioni si è palesato in pochi giorni di fronte ai loro occhi bambini e inconsapevolmente ha allargato le loro menti.

Perciò partite con i vostri figli ogni volta che potete, non sempre sono necessari budget elevati per vivere esperienze nuove, basta avere spirito di iniziativa e magari rinunciare all’ultimo modello di telefonino che non ci darà mai quell’emozione che una gita con i nostri figli può darci.
Un esempio per tutti: in ostello si dorme con 80 euro in 4 e si possono cucinare i pasti facendo la spesa al supermercato spendendo come a casa.

E state sicuri che appena sarà possibile anche io tornerò, come dice il sottotitolo del primo libro di Paolo, a spasso per l’Italia senz’auto con la mia famiglia.

 

About Luisa Roncarolo

E’ più facile dire quello che non sono, piuttosto che quello che sono diventata. Non sono single, non sono trendy e non sarò mai una fashion blogger. Non fotografo tutto quello che mangio e non ho il fisico per i viaggi estremi. Non amo le automobili, preferisco i treni e quando posso vado in bicicletta.
La mia famiglia viaggia sempre con me e questo voglio raccontare.

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Commenti

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18 comments

  1. Semplicemente GRAZIE!
    Bacioni.
    Ketty

  2. Grazie, grazie infinite per questo post. Mi hai veramente emozionato!

  3. non so se avrei avuto lo stesso coraggio.. ma ogni viaggio ti lascia qualcosa, ti arricchisce e il tuo viaggio di agosto ti ha resa più forte per questa esperienza che stai vivendo e da cui non potrai che uscire vincitrice. un abbraccio e grazie per questo bellissimo articolo

  4. E’ questo “vedere” la vita con l’anima che fa più grandi (e forti) alcune persone.
    La rogna passerà e sarai ancora più “ricca” …
    🙂

    • La sofferenza ci rende più forti di questo ne sono sicura. Per quanto riguarda la “rogna” aspetterò che passi. Come dice un mio amico niente di tanto bello o di tanto brutto dura a lungo.

  5. Luisa, hai scritto un post bellissimo. Anche noi abbiamo fatto lo stesso viaggio ad agosto, tanto che ci siamo mancati per poco. Lo scorso anno, durante un’altra vacanza, ho sfiorato la tua stessa esperienza, rivelatasi poi fortunatamente qualcosa di benigno, ma ricordo bene i giorni trascorsi col pensiero degli esami che avrei dovuto affrontare al rientro, mentre guardavo i miei figli scoprire nuovi paesi. Ho letto le tue parole con lacrime di commozione. Non ci conosciamo, ma ti mando un grandissimo abbraccio.

    • Silvia non ci siamo mai incontrate ma mi sembra oramai di conoscerti visto che ci frequentiamo e seguiamo da circa un anno. Spero di stare abbastanza bene per venire a Sarnano For Family quest’anno a conoscerti di persona. Tanti mi hanno scritto che si sono commossi a leggere il post e confesso che io mi sono emozionata a scriverlo, perciò continuavo da giorni a salvarlo nelle bozze e non riuscivo a trovare il coraggio di pubblicarlo. Ma ora sono contenta di averlo fatto.

  6. Bellissimo quanto hai descritto in questo post, ma soprattutto grazie per aver condiviso la tua esperienza. Ci arricchisce e ci rende consapevoli!!! Grazie ancora e un grande in bocca al lupo!

    • L’idea era proprio quella di condividere la mia esperienza perché potesse essere utile a qualcuno. Non voglio essere negativa ma realista. Ho letto le statistiche e i numeri fanno paura. Di tumore al seno si ammala 1 donna su 8, circa 40.000 all’anno. Quindi è inutile mettere la testa sotto la sabbia bisogna controllarsi per prenderlo in tempo. Io per fortuna mi controllavo ogni anno perché avevo da tanto tempo delle cisti benigne che sono rimaste tali, il tumore mi è venuto nell’altro seno!

  7. seguire i vostri spostamenti,le foto,i suggerimenti, ogni volta emozioni da favola…..la vostra e un pò nostra esperienza è stata bellissima,come stupendo il tuo pensiero di tutto quello che hai scritto. tanti auguri con affetto per tutto….guerrira

    • E’ stato davvero un viaggio ricco di esperienze per noi e per i bambini, per questo sono contenta di averlo fatto. La Germania la conoscevo poco ed ho scoperto che ci sono tanti altri paesi da scoprire e itinerari affascinanti da seguire, appena sarà possibile partiremo di nuovo!

  8. Grazie Luisa per questo post. Trovato per caso, letto con emozione: arrivata alla fine non potevo non lasciarti un messaggio come blogger, viaggiatrice, ma soprattutto donna e mamma.

    • Grazie a te per essere passata di qua e per aver letto il mio post fino in fondo, ero preoccupata che fosse troppo lungo ma le cose da dire erano tante e sono uscite fuori tutte insieme!

  9. Ciao Luisa! Complimenti per il post… molto bello ed emozionante… Anche io ho vissuto quei momenti di attesa e angoscia quando ancora non ero mamma quindi posso solo immaginare il carico emotivo portato con te in questo viaggio… ti ringrazio di aver condiviso questo momento e ti auguro ogni bene…di cuore. Ti mando un abbraccio potente!