Si dice che le doti principali degli archeologi siano la fantasia e l’immaginazione supportati da una buona capacità dialettica.
Questi sono i ragionamenti che mi girano per la testa mentre Alessandro, giovane archeologo in servizio al Museo delle Navi Antiche di Pisa si presta a farmi da guida.
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Un museo nuovo di zecca, un grandioso allestimento di reperti unici inaugurato nel giugno di quest’anno a pochi passi dalla torre pendente. Sembra un sogno ed invece è una magnifica realtà che ha trovato spazio in pieno centro, nei cinquecenteschi arsenali medicei su Lungarno Simonelli.
Che emozione varcare la soglia di questi storici opifici opera dell’architetto di corte Bernardo Buontalenti già trasformati nel XVII secolo in scuderia reale e con l’andar degli anni in centro di allevamento dell’esercito.
– Da qui partirono i muli dell’Adamello! – mi dice con orgoglio Alessandro citando il migliore amico dell’alpino e da questo accenno alla Prima Guerra Mondiale, capisco di essere capitato in buone mani.
Testimonianza del passato prossimo della struttura sono le inferiate che ancora cadenzano le stalle ricavate, nelle prime sale, dove oggi si articola l’esposizione.
È strano, sono arrivato con l’idea di trovare un paio di relitti di navi antiche, un po’ come a Roskilde, ma al contrario, data l’abbondanza dei rinvenimenti ben esposti in 8 sale, mi ritrovo come al centro di un affascinante mondo d’archeologia navale.
In avvio il visitatore è accolto da un esauriente excursus sulla storia di Pisa, ripercorrendone lo sviluppo dalla Preistoria alla discesa dei Longobardi, senza dimenticare le testimonianze della fase etrusca e di quella romana.
È qui, nella prima sala, che un simpatico e colorato cartone animato pensato per bambini e ragazzi, illustra il tema del museo mettendo in scena la storia della città ed accennando al primo rinvenimento.
La storia ha dell’incredibile: nel 1998, durante uno scavo nel cantiere per il potenziamento delle infrastrutture ferroviarie a San Rossore, una pala meccanica portò in superficie quello che sembrava uno strano pezzo di legno.
Analizzato dalla soprintendenza, risultò essere parte della chiglia di una nave di 20 secoli fa, sorpresa da una delle frequenti ondate di piena del Serchio, colata a picco col suo carico e arrivata a noi grazie all’effetto del fango fluviale stratificato sopra di essa.
Il cantiere ferroviario lasciò immediatamente il posto ad un cantiere di scavi archeologici di 3.500 m², più o meno come un campo da calcio.
A giudicare dalle migliaia di preziosi reperti rinvenuti ed esposti qui a Pisa, lo scavo terminato solo nel 2015, deve essere stato proprio il paradiso degli archeologi.
L’allestimento di questo museo, piacevolmente divulgativo, è pensato per un pubblico eterogeneo e curioso, dove le descrizioni sono affidate a simpatiche animazioni, video e approfondimenti su touch screen.
È proprio un video che nella terza sala fa vedere la furia delle alluvioni, illustrando ottimamente le dinamiche dei naufragi.
Nella quarta sala entriamo in un antico cantiere di costruzione e riparazione navale partendo dalla scelta del legname, dalle tecniche utilizzate per piegare le chiglie e quelle per sigillare il fasciame.
Solo nella quinta sala troviamo le navi con i loro carichi, attrezzature e suppellettili di bordo.
A metà del percorso, che emozione vedere il relitto dell’Alkedo, un’imbarcazione da mare aperto che dopo un passato da nave da guerra, secondo gli studiosi era stata riconvertita al diporto di qualche facoltoso nobile.
Uno dei pochi relitti dei quali si è ritrovato il nome: Alkedo che in latino significa Gabbiano. A fianco dei resti del fasciame, impressiona la sua ricostruzione a grandezza naturale: una nave romana a remi dotata di vele quadrate.
Oramai rapiti dal fascino della storia, si procede a pochi metri da quello che resta di altre imbarcazioni di 2.000 anni fa, e dei carichi che esse trasportavano al momento del naufragio.
Fanno da contorno quindi sale dedicate alle anfore, ma anche alle suppellettili varie e alle attrezzature di bordo, capi d’abbigliamento, giochi e passatempi utilizzati dai marinai che millenni fa prestavano servizio a bordo.
Molto interessante il racconto delle rotte mediterranee spiegate con l’ausilio di un vero e proprio planetario e poi tutto quello che in un post non può trovare spazio, cioè l’emozione di trovarsi a contatto con gli oggetti, le tecnologie e i mezzi di trasporto nei nostri antichi progenitori.
A dar retta ai curatori pare che la visita al museo duri anche solo un’ora e mezza, ma vi assicuro che sarà dura portare via i vostri figli da questo posto degno degli emuli di Indiana Jones.
Ma tra queste mura non bisogna per forza essere appassionati di archeologia perché la fantasia galoppi a ritroso nel tempo. Questa è la magia del Museo delle Navi di Pisa.
Provare per credere…
Mercoledì 14.30 – 18.30
Venerdì 10.30 – 18.30
Sabato e domenica 10.30 – 20.30
Mercoledì 14.30 – 18.30
Venerdì, sabato e domenica 10.30 – 18.30
Visite guidate programmate
Visitatori singoli
Ogni domenica alle 15 – durata 2 ore, costo € 6 (visita guidata + auricolari) con prenotazione obbligatoria al numero 050 8057880 / prenotazioni@navidipisa.it
Biglietto intero: 10€
Biglietto famiglia: 20€
Tutte le informazioni aggiornate su prezzi, visite guidate, eventi speciali le trovate sul sito ufficiale del museo NavidiPisa.it.
Non è difficile raggiungere il Museo delle Navi Antiche.
L’ingresso degli Arsenali Medicei è in Lungarno Ranieri Simonelli 16, praticamente a 10 minuti a piedi da Piazza dei Miracoli.
La Stazione Ferroviaria dista 14 minuti a piedi, ma da lì al museo fa servizio l’urbano della linea 2.
Noi abbiamo sperimentato l’Hotel Pisa Tower, un ottimo tre stelle dove sono disponibili anche le indispensabili e rare camere quadruple per famiglie!
Per vedere le foto e scoprire le altre cose da fare in città potete leggere Cosa vedere a Pisa con i bambini.
Ringrazio il Museo delle Navi di Pisa per avermi ospitato e Alessandro Filippi per avermi accompagnato in questo spettacolare viaggio nel tempo.
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